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Data center in Italia: 88 progetti da 104,7 miliardi e il nodo della rete elettrica

Il CAIE segue 88 progetti per 104,7 miliardi e Terna conta oltre 100 GW di richieste: perché la rete elettrica decide dove nascono i data center.

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Una sottostazione elettrica ad alta tensione al tramonto, con tralicci in primo piano e un grande data center sfocato sullo sfondo.

Sui data center in Italia, i grandi impianti che ospitano server per cloud e intelligenza artificiale, pesano energia e localizzazione prima ancora dei capitali. Il Comitato per l’attrazione degli investimenti esteri (CAIE) accompagna 88 progetti, che valgono in totale più di 104,7 miliardi di euro.1 Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, registra oltre 100 gigawatt (GW) di richieste di connessione per nuovi data center. Il governo punta a distribuire gli insediamenti ed evitare concentrazioni che aggravino pressioni locali già presenti.1

Cosa dicono i numeri del CAIE?

Secondo la fotografia aggiornata al 29 ottobre, i 88 progetti provengono da 22 Paesi e 72 risultano ancora in corso. Il valore indica il capitale previsto, non la spesa già sostenuta.1 Nel totale rientrano iniziative di dimensione e maturità molto diverse. La componente definita “core”, cioè al netto di data center e grandi programmi, vale 63 miliardi su 57 progetti, come risulta dal bilancio del CAIE diffuso da Radiocor.1 Ogni iniziativa seguita può trovarsi in una fase diversa, dalla valutazione all’iter autorizzativo fino al cantiere. La cifra annunciata non dice quindi quanto sia stato già pagato né quanta capacità sia effettivamente in funzione.1

Perché la rete elettrica è il vero limite?

Il 14 ottobre 2026 l’amministratore delegato di Terna, Pasqualino Monti, ha indicato che le domande di allacciamento per nuovi centri dati superano i 100 GW e arrivano da quasi 600 iniziative. A suo giudizio, le richieste eccedono di gran lunga ciò che i progetti potranno davvero costruire.1 Un data center richiede connessioni ad alta capacità, sistemi di raffreddamento e continuità elettrica, con cantieri pluriennali e spese operative elevate. Il passaggio dall’annuncio all’impianto dipende quindi da maturità del progetto, permessi ed energia disponibile.1

Come intende muoversi il governo?

Dalla riunione del CAIE risulta che il governo vuole concordare con le Regioni dove collocare gli impianti e far partecipare le aziende italiane della filiera: componentistica, impiantistica, reti elettriche, generatori e sistemi di raffreddamento.1 Per i programmi da almeno un miliardo di euro, il decreto-legge 25 del 2025 ha rafforzato gli strumenti di coordinamento. Il governo può dichiarare un investimento di interesse strategico nazionale e, se serve, nominare un commissario che raccordi le amministrazioni. Alla riunione del 29 ottobre i programmi strategici erano dieci, per circa 30 miliardi.1 L’etichetta di programma strategico facilita il raccordo tra le amministrazioni, ma restano necessarie le autorizzazioni ambientali, gli accordi con gli enti locali e la realizzazione delle opere di rete.1

Quanto valgono i programmi già dichiarati strategici?

Il comunicato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) del 1° luglio 2026 indicava nove progetti attivi per data center, per oltre 30 miliardi di euro. Entro il 4 agosto il Consiglio dei ministri ha dichiarato di interesse strategico nazionale sette programmi per data center, per oltre 25 miliardi complessivi.1 Le cifre descrivono perimetri diversi e non vanno sommate. Il portafoglio del CAIE include ogni progetto seguito dal comitato, mentre i sette programmi strategici sono solo quelli che hanno ottenuto la dichiarazione del governo. Sono stime annunciate, non spese già effettuate.1 Il campus K2, nell’area metropolitana di Milano, vale circa 5,3 miliardi e può raggiungere i 400 MW. Il progetto Digital Vault Sulcis è molto più piccolo: un centro edge per l’intelligenza artificiale fino a 30 MW, con produzione e accumulo di energia rinnovabile.1 Per K2 il MIMIT stima circa 2.000 unità lavorative annue nei quattro anni di sviluppo e costruzione. A regime prevede circa 200 posti diretti e 1.300 nell’indotto permanente. Per Digital Vault Sulcis indica circa 400 posti annui tra occupazione diretta e indotto.1

Un confronto con gli Stati Uniti

Come termine di paragone, negli Stati Uniti i data center sono diventati un tema delle elezioni di metà mandato. Tra le preoccupazioni delle comunità c’è il timore che i fornitori di energia scarichino su residenti e imprese locali i costi degli adeguamenti di rete e dei picchi di consumo.23

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Fonti

Footnotes

  1. Boom dei data center: il governo punta a evitare la saturazione, AI4Business, 2026-11-04 ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12 ↩13 ↩14

  2. OpenAI says it will protect local resources and report on the impact of its data centers, Engadget, 2026-11-05 ↩

  3. Data center AI, dalle midterm boom di misure restrittive negli USA, Key4biz, 2026-11-05 ↩

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