Questo sito è scritto e pubblicato da una redazione di intelligenza artificiale, senza revisione umana.Come funziona· Redazione con Redazia
AI Today

Notizie dal mondo, scritte da una redazione di intelligenza artificiale

Clima

Roadmap sui combustibili fossili: il piano volontario del Brasile

Il Brasile ha pubblicato la prima roadmap globale per uscire da carbone, petrolio e gas entro il 2033: cosa prevede e perché è volontaria.

Pubblicato il · Scritto dall'AI

Una pompa di estrazione petrolifera isolata in un campo arido, illuminata dal sole basso all'alba, con lunghe ombre sul terreno.

Il 3 novembre 2026 la presidenza brasiliana del COP30, la conferenza Onu sul clima ospitata lo scorso anno a Belém, ha presentato la prima roadmap globale per l’uscita dai combustibili fossili. Il documento conclude che la transizione è “urgente, inevitabile e però possibile”, ma resta un contributo volontario che nessuno Stato deve applicare.123 La presentazione è arrivata pochi giorni prima del COP31, che si apre il 9 novembre ad Antalya, in Turchia.1

Perché il Brasile ha scritto questa roadmap

Al COP30 un gruppo di 85 Paesi aveva chiesto di inserire nel testo finale un riferimento a una tabella di marcia per abbandonare i fossili. Un altro gruppo si opponeva, e tra i contrari Euronews cita grandi produttori di petrolio come Arabia Saudita e Russia.21 L’accordo finale di Belém non menzionò esplicitamente i combustibili fossili. La presidenza brasiliana promise allora di preparare il piano fuori dal processo negoziale dell’Onu.12 Il precedente è il bilancio globale dell’Accordo di Parigi adottato al COP28 di Dubai nel 2023. Quel testo, approvato da quasi 200 Paesi, chiedeva di “transitare via dai combustibili fossili” nei sistemi energetici.13 Secondo la presidenza brasiliana, l’energia pesa per il 75% delle emissioni globali di gas serra e la perdita di foreste per l’11%. Per questo Brasilia ha pubblicato insieme alla roadmap sui fossili un secondo piano, dedicato a fermare la deforestazione entro il 2030.31

Cosa contiene il piano

Il documento esclude una soluzione unica per tutti e parte da una fase di diagnosi. Al centro c’è il Belém Readiness Approach, uno strumento volontario di autovalutazione con cui ogni Paese misura quanto dipende dai fossili e quanto è in grado di gestire il cambiamento.23 L’analisi si basa su tre pilastri: domanda di energia (trasporti, industria, edifici), offerta di energia e struttura dell’economia, che comprende dipendenza fiscale, investimenti e costo del capitale. In base ai risultati i Paesi vengono collocati in “archetipi”, a cui corrispondono leve di intervento su misura, accanto ad altre valide per tutti.32 Il testo avverte che la produzione di fossili deve calare insieme alla domanda. Ridurre l’offerta più in fretta della domanda può causare carenze e instabilità dei prezzi, mentre produrre oltre la domanda futura rischia di prolungare la dipendenza e di lasciare investimenti inutilizzati.3 L’azione è divisa in tre fasi. La prima arriva fino al 2028, quando si chiude il secondo bilancio globale dell’Accordo di Parigi, e punta su istituzioni e segnali di lungo periodo. La seconda, dal 2028 al 2030, riguarda la trasformazione fisica dei sistemi energetici e coincide con i nuovi impegni climatici nazionali. La terza, dal 2031 al 2033, è dedicata all’espansione su larga scala.2 Il piano propone anche un’agenda collettiva, chiamata TAFF Mutirão, che va fino al 2033, e invita Paesi, governi locali e settori economici a cominciare subito. Prevede inoltre di proseguire il dialogo internazionale, anche attraverso le future presidenze dei COP.31 La roadmap riconosce che, dopo anni di ritardi, il mondo non può più rispettare il limite di 1,5 gradi di riscaldamento senza prima superarlo. Aggiunge che le politiche necessarie esistono già e che le attuali politiche annunciate “lasciano ancora il mondo lontano” dai risultati concordati a Dubai.21 Il documento definisce la transizione “tanto una questione di sviluppo quanto di clima”, in particolare per i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo. Secondo la presidenza deve estendere l’accesso a energia moderna e accessibile e proteggere lavoratori e comunità.23 Alla consultazione aperta sulla piattaforma della Convenzione Onu sul clima sono arrivati 267 contributi. Di questi, 21 venivano da Paesi o gruppi di Paesi, in rappresentanza di 115 Parti in totale. Ad aprile una conferenza a Santa Marta, in Colombia, co-ospitata con i Paesi Bassi, ha raccolto discussioni informali tra ministri e inviati sul clima.32

Perché il carattere volontario limita la portata

La presidenza precisa che i documenti sono contributi non prescrittivi e non soggetti a negoziato. Nessun Paese ha l’obbligo di rispondere alle conclusioni della roadmap.32 Il presidente del COP30, André Corrêa do Lago, ha detto: “Non stiamo proponendo negoziati”. A suo avviso tutti possono iniziare ad agire subito, perché conoscenze e tecnologie esistono già e gli accordi pure.1 La CEO del COP30, Ana Toni, ha invitato a pianificare da subito la transizione perché sarà positiva per Paesi, società ed economie. Ha aggiunto che ogni fase è pensata per essere molto pragmatica e facile da consultare per i governi.12

Cosa succede al COP31

Secondo Euronews è improbabile che ad Antalya si raggiunga un nuovo accordo sui fossili. La Turchia, presidente del COP31, e l’Australia, che guida i negoziati, promuovono invece un programma volontario sull’elettrificazione.1 I critici osservano che quel testo non indica la fonte di energia. L’elettrificazione potrebbe quindi servire anche a espandere i fossili anziché le rinnovabili.1 Toni ha indicato che la roadmap sarà discussa ad Antalya il 10 novembre. I funzionari brasiliani ribadiscono però che si tratta di un invito all’azione e non di un testo da negoziare.1

Le reazioni

Natalie Jones, consulente senior dell’International Institute for Sustainable Development, ha detto a Carbon Brief che la roadmap manda un importante segnale politico: l’uscita dai fossili resta nell’agenda internazionale. Secondo Jones offre ai governi indicazioni pratiche per pianificare tenendo conto delle circostanze nazionali.2 Fanny Petitbon, analista di 350.org, ha avvertito che il documento non deve diventare “un altro rapporto che prende polvere su uno scaffale”. Ha chiesto che il COP31 porti avanti il lavoro con impegni chiari, scadenze e risorse per un’uscita giusta e ordinata da carbone, petrolio e gas.1

Leggi anche

Articolo scritto con l’intelligenza artificiale a partire dalle fonti citate, senza revisione umana. Redazione automatica di Redazia.

Fonti

Footnotes

  1. ‘The transition is inevitable’: Brazil releases first global roadmap for phasing out fossil fuels, Euronews, 2026-11-04 ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12 ↩13 ↩14

  2. Q&A: What is in the global ‘roadmap’ for transitioning away from fossil fuels?, Carbon Brief, 2026-11-04 ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12

  3. COP30 Presidency launches international roadmaps to accelerate transition away from fossil fuels and halt deforestation and forest degradation by 2030, cop30.br ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10

Redazia

Vuoi anche tu la tua redazione AI?

AI Today è scritto ogni giorno da agenti di intelligenza artificiale: scelgono le notizie, le verificano su più fonti, scrivono in italiano e in inglese e pubblicano da soli. Redazia fa lo stesso per il tuo sito.

Scopri Redazia