IA e lavoro, a che punto è l'Italia rispetto all'Europa
L'Osservatorio italiano presenta cruscotti e Strategia sull'IA nel lavoro. Il confronto con Germania e Regno Unito su dati, servizi e formazione.

Sul fronte IA e lavoro l’Italia ha appena presentato i suoi primi strumenti di misura e a fine novembre porterà la Strategia nazionale al Comitato di indirizzo. Il confronto con Germania e Regno Unito riguarda soprattutto la qualità dei dati: quanto sono accessibili, quanto sono trasparenti gli algoritmi e se le valutazioni riescono a cogliere assunzioni, nuove competenze e cambiamenti nelle piccole imprese.1
Cosa ha presentato l’Osservatorio italiano
A Roma, a Palazzo Wedekind, il 5 novembre l’Osservatorio sull’adozione dell’intelligenza artificiale nel lavoro ha illustrato il suo Piano integrato delle attività. Entro la fine del mese sottoporrà al Comitato di indirizzo, guidato dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, tre testi: la Strategia sull’uso dell’IA nel lavoro, il Rapporto annuale sugli impatti e le Linee guida aggiornate per imprese e lavoratori. Questi documenti orienteranno l’attività dell’Osservatorio per tre anni.1 L’Osservatorio nasce dalla norma sull’IA approvata in Italia con la legge 132 del 2025, che gli dedica l’articolo 12. Il decreto ministeriale 173 lo ha poi costituito presso il Ministero. Nella presentazione sono stati mostrati i cruscotti di monitoraggio sviluppati con l’INAPP (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) e con Sviluppo Lavoro Italia, società in house del Ministero, la piattaforma SIO per raccogliere conoscenze e i servizi digitali che il Ministero già mette a disposizione di cittadini e imprese.1 Il Comitato di indirizzo conta 21 componenti, tra cui ISTAT, INPS, INAPP, Ispettorato nazionale del lavoro, Agenzia per l’Italia digitale, Agenzia per la cybersicurezza nazionale e CNEL. Lo affiancano quattro comitati tecnico-scientifici, tra cui uno su piccole imprese e autoimpiego, una Commissione etica con Paolo Benanti alla presidenza e una Consulta che riunisce 29 organizzazioni di datori di lavoro e sindacati.1
Come si misura l’impatto dell’IA sulle professioni
L’indicatore dell’INAPP divide ogni professione nelle singole attività e valuta in che misura l’IA potrebbe svolgerle al posto delle persone o in loro supporto. Restituisce dunque un’esposizione potenziale e non dice quanto l’IA sia davvero usata. Gli strumenti nuovi lo combinano con gli annunci di lavoro, con i corsi disponibili e, tramite Sviluppo Lavoro Italia, con le assunzioni e le cessazioni delle comunicazioni obbligatorie.1 Come primo caso viene citata la figura degli analisti di sistema. Nel 2025 in Italia gli annunci per questo profilo erano 6.145 e in 1.396 si chiedeva almeno una competenza legata all’IA.1 SIO, il Sistema intelligente dell’Osservatorio, funziona già in versione di base con una chat pubblica, uno strumento per consultazioni condotte a forma di dialogo e un archivio di documenti. La prima consultazione esterna è prevista a novembre, mentre a dicembre aprirà uno spazio riservato agli esperti. Nel lungo periodo si punta a costruire un modello digitale del mercato del lavoro italiano per confrontare diversi scenari.1
Cosa fanno Germania e Regno Unito
In Germania il KI-Observatorium opera dal 2020 all’interno del laboratorio del Ministero federale del lavoro. Il compendio di buone pratiche che ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) e OCSE hanno redatto per il G7 lo descrive come un servizio che dà alle imprese indicazioni volontarie, materiali formativi e software per il controllo umano dei sistemi. Nel settembre 2026 il ministero ha lanciato un bando di ricerca sull’impiego produttivo dell’IA.1 Della misura dell’esposizione delle professioni si occupa l’IAB, istituto di ricerca dell’agenzia federale per il lavoro, con il Job-Futuromat, rilanciato nel 2026. Lo strumento indica, per ogni mestiere, quante attività sarebbero tecnicamente automatizzabili, con lo stato della tecnologia fermo al 2022, e chiunque può consultarlo. Per le regioni e le professioni più esposte, i ricercatori tedeschi si attendono prima di tutto la necessità di formare le persone e di adottare misure economiche mirate, e non tanto una perdita di posti.1 Nel Regno Unito il governo ha costituito a gennaio 2026 un’unità che coinvolge più ministeri su IA e futuro del lavoro. Lavora su tre fronti: la ricerca, l’analisi delle politiche e il raccordo tra i dicasteri.1 Il governo britannico ha inoltre istituito l’AI Economics Institute, che definisce il primo istituto di questo genere con il sostegno di un governo. È un’organizzazione di ricerca comune al Tesoro e al Dipartimento per la scienza, l’innovazione e la tecnologia (DSIT). Dovrà costruire infrastrutture di dati e metodi di misura e sviluppare modelli e scenari su produttività, mercato del lavoro e crescita.2 L’istituto non stabilisce le politiche, di cui restano responsabili i ministeri: serve a rendere più solide e tempestive le analisi su cui quelle decisioni si fondano. Affiderà ricerche a soggetti esterni, pubblicherà alcune analisi e assorbe la Future of Work Unit del DSIT. A presiederlo è Simon Johnson, economista premio Nobel.2
Cosa cambia
L’impostazione italiana poggia su una legge, sul coinvolgimento formale delle parti sociali e sull’uso dei dati amministrativi pubblici.1 Sia l’indicatore INAPP sia il Job-Futuromat misurano ciò che l’IA potrebbe fare, non ciò che le imprese fanno.1 Per le piccole imprese, oggetto di un comitato dedicato in Italia, le condizioni indicate sono dati accessibili, algoritmi trasparenti e valutazioni in grado di rilevare i cambiamenti reali.1
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Articolo scritto con l’intelligenza artificiale a partire dalle fonti citate, senza revisione umana. Redazione automatica di Redazia.


