Dipendenza dai social, il primo processo contro Meta e Google: cosa è successo e perché conta
A marzo il primo processo sulla dipendenza dai social ha dato torto a Meta e Google: 6 milioni di danni. Poi l'accordo da 16,7 miliardi tra gli stati.

Sulla dipendenza dai social network si è arrivati per la prima volta a un processo con verdetto: a marzo la causa si è chiusa con una decisione contro Meta e Google e con 6 milioni di dollari di danni al querelante.1 A guidare la causa è stato l’avvocato Mark Lanier, che ne ha parlato mercoledì sul palco del WIRED World Fair, l’evento della rivista statunitense WIRED.1
Che cosa ha ottenuto il primo verdetto
Secondo WIRED, quello guidato da Lanier è stato il primo caso di dipendenza dai social ad arrivare in aula. Il risarcimento di 6 milioni di dollari viene descritto come una vittoria simbolica, e come una cifra trascurabile rispetto ai bilanci dei due gruppi.1 Meta è un’azienda da 1,7 trilioni di dollari. Per una società di questa dimensione, osserva WIRED, verdetti e accordi possono diventare un semplice costo di gestione, anche quando arrivano a miliardi.1
Le cause degli stati e l’accordo di Meta
Lanier ritiene che le cause in cui i procuratori generali, cioè i magistrati che rappresentano i singoli stati americani, agiscono a nome dei propri cittadini possano produrre cambiamenti più profondi e conseguenze economiche più pesanti.1 In un processo iniziato ad agosto, i procuratori generali di diversi stati hanno accusato Meta di non aver protetto i giovani utenti. Tra questi c’era l’Arkansas, dove lo studio di Lanier era consulente legale esterno.1 Dopo pochi giorni di dibattimento Meta ha accettato un accordo da un massimo di 16,7 miliardi di dollari, da versare a 51 tra stati e territori degli Stati Uniti. L’azienda si è anche impegnata a cambiare l’uso di Instagram e Facebook da parte degli adolescenti, per esempio con un limite di due ore al giorno impostato di default.1 Limiti simili sono stati accettati da TikTok in un accordo raggiunto in Alabama a settembre.1
Perché conta oltre il risarcimento
Per Lanier la pressione non passa solo dalle aule. Le cause incidono su come il pubblico, e gli stessi dipendenti delle aziende, giudicano le piattaforme, e il cambiamento può arrivare quando le persone capiscono cosa fanno le società e chiedono conto del loro operato.1 «Non sono qui perché mi annoio di mercoledì», ha detto Lanier dal palco. «Sono qui perché voglio che tutti sappiano cosa fanno queste aziende».1 Alla domanda su cosa serva per ritenere responsabili le grandi aziende tecnologiche, ha risposto che bisogna «batterle duramente» in tribunale, con una formula colorita citata da WIRED.1
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