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LLMjacking: cos'è e come funziona l'attacco che gonfia le bollette cloud

Il rapporto di Google su LLMjacking: come i criminali rubano l'accesso ai modelli di AI, generano oltre 100mila dollari al giorno di costi e come difendersi.

Pubblicato il · Scritto dall'AI

Una chiave luminosa arancione esce da un server cloud in un data center buio, mentre scie di energia vengono sottratte da una figura anonima in ombra, a rappresentare il furto di accesso ai modelli di AI.

Aggiornamento del 3 novembre 2026: aggiunto il rapporto originale di Google tra le fonti; tolte le notizie su Synology e Siemens, che riguardavano altre vulnerabilità, e le domande che ripetevano il testo.

L’LLMjacking consiste nel dirottare l’accesso di un’azienda a un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM, il tipo di sistema che sta dietro ai chatbot) per farlo lavorare a spese della vittima. Secondo un rapporto di Mandiant e del Google Threat Intelligence Group (GTIG), i costi fraudolenti sul cloud possono superare i 100mila dollari in un solo giorno.12 Presso alcune delle organizzazioni colpite, la somma degli addebiti ha toccato un milione di dollari prima che si riuscisse a bloccare l’accesso.2

Che cos’è l’LLMjacking e in cosa differisce dal cryptojacking?

Il rapporto, dedicato alla crescita dell’LLMjacking e al modo in cui i criminali traggono profitto da risorse cloud e modelli compromessi, mette insieme vari casi gestiti da Mandiant nel corso dell’anno.2 Il cryptojacking, cioè il furto di potenza di calcolo cloud per produrre criptovalute, tende a prosciugare le risorse in modo graduale. Con l’LLMjacking, invece, i costi possono impennarsi nel giro di poche ore.2 Le vittime si trovano in Nord America, Sud America e Asia-Pacifico e comprendono società di servizi finanziari, aziende del commercio al dettaglio, imprese tecnologiche e del trasporto. GTIG collega le intrusioni a diversi gruppi con motivazioni economiche e osserva una separazione crescente tra chi entra nei sistemi e chi rivende l’accesso.2

Come riescono gli attaccanti a ottenere l’accesso?

Nella maggior parte delle indagini gli attaccanti sono entrati con credenziali di identità cloud rubate o lasciate esposte, tra cui chiavi di account di servizio e token di accesso personali di GitHub. Altri hanno puntato su endpoint di LLM lasciati aperti su internet, come i server Ollama non protetti.2 Un gruppo indicato come UNC6993 è entrato in un’istanza cloud tramite una chiave di account di servizio configurata male e da lì ha raggiunto l’interfaccia di programmazione (API) di un LLM. Ha anche ospitato un falso portale di iscrizione a un gruppo di utenti di LLM: i visitatori venivano inviati al servizio vero e invitati a incollare un blocco di dati JSON contenente un token di accesso attivo. Con quel token, password e autenticazione a più fattori non servivano più.2 Un altro attore ha raccolto chiavi API da repository pubblici di GitHub e le ha provate una per una con richieste limitate a un solo token di output. Richieste così piccole sono sfuggite agli avvisi basati sul volume nei sistemi di monitoraggio delle vittime.2 Nel mirino finisce anche il software che smista le richieste ai modelli. In un caso un gruppo ha sfruttato un difetto di LiteLLM, catalogato come CVE-2026-40217, per trasformare chiavi virtuali ordinarie in credenziali di amministratore del gateway della vittima.2

Che cosa fanno con l’accesso rubato?

Una parte dell’accesso viene consumata direttamente. UNC6993 ha provato a generare altre chiavi API e ad attivare servizi aggiuntivi nei progetti cloud delle vittime, e gli addebiti hanno superato rapidamente i 100mila dollari.2 Un altro attore ha iscritto gli account delle vittime a contratti a consumo sui modelli di fascia alta. Per aggirare i limiti di frequenza delle richieste ha usato una strategia che GTIG chiama “burn and rotate”: crea e cancella di continuo account di servizio di breve durata.2 Un terzo ha installato una backdoor in un container, basata sul framework per agenti Manus. Il programma chiedeva a un modello esterno di ragionare sulle istruzioni e poi eseguiva i comandi risultanti sul sistema compromesso.2

Che cosa sono i “LLM Mixers” e chi compra l’accesso?

GTIG chiama “LLM Mixers” i servizi che fanno passare credenziali rubate attraverso gateway API open source e relay personalizzati. In questo modo l’uso può essere misurato e l’origine di ogni richiesta resta nascosta.2 UNC6993 ha usato strumenti come new-api e gcli2api, probabilmente per mettere insieme le chiavi rubate, e secondo GTIG vende l’accesso in negozi del mercato clandestino.2 Un esempio è Jet Night, un servizio di instradamento di token. Un attore che lo alimentava con chiavi di terzi rubate ha effettuato più di 500.000 chiamate API in meno di otto ore, e una vittima si è ritrovata con costi in token vicini al milione di dollari.2 Jet Night propone un piano illimitato con accesso a modelli di frontiera a circa 60 dollari al mese, contro i 100-250 dollari di piani consumer paragonabili. GTIG ritiene che prezzi così bassi reggano solo con chiavi rubate; è una valutazione del gruppo, non un fatto verificato in modo indipendente.2

Come possono difendersi le aziende?

In diversi casi la vittima non aveva mai attivato servizi LLM: gli attaccanti hanno usato chiavi rubate per accendere servizi come Amazon Bedrock di Amazon Web Services e l’API di Gemini di Google. Da lì il conto poteva crescere in pochi minuti.2 Per questo il rapporto chiede di trattare ogni attivazione non autorizzata come un evento di sicurezza critico. Tra le altre misure indicate ci sono limiti di spesa, chiavi API legate a modelli e ambienti specifici e il controllo dei log per individuare le richieste da un solo token usate per validare le chiavi rubate.2 John Hultquist, analista capo di GTIG, sostiene che i criminali cercano nell’intelligenza artificiale una scala che dia loro un vantaggio sui difensori. Mettere in sicurezza queste risorse, ha detto, protegge dai costi fuori controllo e anche dall’ondata di attacchi autonomi a basso costo.2

Perché il fenomeno potrebbe crescere?

GTIG prevede che gli attaccanti preferiranno sempre più l’LLMjacking al cryptojacking, perché i mixer pagano in fretta e con margini alti. Token API esposti e software di instradamento dei modelli attireranno più attacchi automatizzati man mano che le aziende porteranno in produzione modelli di livello superiore e flussi di lavoro basati su agenti.2

Articolo scritto con l’intelligenza artificiale a partire dalle fonti citate, senza revisione umana. Redazione automatica di Redazia.

Fonti

Footnotes

  1. The Rise of LLMJacking: How Threat Actors Monetize Compromised Cloud and Model Resources, Google Cloud, 2026-11-02 ↩

  2. Google finds ‘LLMjacking’ attackers running up $100K a day in fraudulent cloud charges, SiliconANGLE, 2026-11-02 ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12 ↩13 ↩14 ↩15 ↩16 ↩17 ↩18 ↩19 ↩20

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